RITIRO SPIRITUALE
Sabato 17 Marzo la S. Messa prefestiva in S. Pancrazio ha dato inizio ai consueti esercizi spirituali della Delegazione SMOM di Genova in occasione della S. Pasqua. Domenica 18 marzo il ritiro con relative meditazioni, tenute da Padre Luigi Alberti, recita del S. Rosario, e S. Messa ha avuto luogo presso la Commenda di S. Giovanni di Prè. Tema del ritiro "La parabola del Padre buono", di cui pubblichiamo le riflessioni offerte da Padre Alberti.

Rembrandt - " Il ritorno del figlio prodigo" - Ermitage
LA PARABOLA DEL PADRE BUONO
(
Lc 15,11-32 )
1- COMPRENDIAMO IL TESTO BIBLICO
Ci chiediamo: a chi è rivolta questa parabola? Il figlio maggiore tornato dai campi, al padre che lo invita a entrare in casa a fare festa, dirà, "Ecco da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo ordine e mai mi hai dato un capretto per fare festa con i miei amici... Ma quando questo tuo figlio che ha dilapidato tutto... è tornato.., tu hai ucciso per lui il vitello grasso". La reazione del figlio maggiore di fronte all'atteggiamento del padre a favore del fratello peccatore, rispecchia la mentalità dei farisei. I farisei si considerano buoni servitori, preoccupati di non trasgredire i comandamenti, come il figlio maggiore.
Queste persone non si scandalizzano dei peccatori: per essi i farisei hanno solo disprezzo. Si scandalizzano invece del comportamento di Dio riguardo ai peccatori: se il Signore usa tanta misericordia verso i peccatori, che vantaggio ne traggono i farisei che sono "giusti " ? Se i peccatori sono i privilegiati della grazia di Dio, a cosa serve faticare per osservare i comandamenti ?
Nella parabola Gesù vuole che i suoi uditori si identifichino con il figlio maggiore. Quindi ai farisei e agli scribi è rivolta la parabola.
Il Padre perdona il figlio minore
Ai farisei che consideravano soltanto l'indegnità del figlio colpevole, Gesù risponde non parlando dei peccati del figlio, ma mostrando loro l'amore del Padre.
E questo anche se il figlio prodigo non sembra avere un vero pentimento. A lui spiace solo che ora sta morendo di fame mentre i servitori di suo padre stanno bene. Pensa di andare dal padre e farsi assumere come servo. Non è un modello di conversione. Ciò che scandalizza i farisei è anche questo: non soltanto Dio perdona i peccatori, ma perdona anche i peccatori che non sono sufficientemente pentiti.
Il padre, accordando il perdono al figlio, non lo considera più soltanto come suo figlio secondo natura, ma lo fa diventare figlio per adozione, elezione. Il bacio manifesta la ri-accettazione come figlio (2 Sam 14,33); l'anello gli dà la facoltà di rappresentare il padre (1 Mach 6,15). Colui che è ritornato, benché non possieda più nulla (v. 13), acquista nella casa paterna un posto che prima non aveva, e questo non per diritto, ma per grazia.
Il
Padre esorta il figlio maggiore a riconoscere il suo cuore paternoQuesta parabola non termina, come le altre parabole della misericordia, semplicemente ricordando la gioia del ritrovamento di ciò che era perduto. Gesù introduce, a partire dal v. 25, la storia del figlio primogenito esortato dal padre ad accogliere con gioia il fratello ritrovato. La parabola termina con questo invito. Il figlio maggiore accetterà l'esortazione del padre? Quando il minore disse che voleva la sua parte di eredità per andarsene, il padre non lo aveva pregato e scongiurato di non andarsene.
Quando invece il maggiore rifiuta di partecipare alla festa, il padre lo supplica e lo scongiura di recedere dal suo irrigidimento: "Egli (il primogenito) si adirò e non voleva entrare, allora il padre, uscito fuori, cercava di persuaderlo". Il verbo "lo pregava" (parakaleo) sottolinea in quale atteggiamento il padre si trova davanti al figlio: da servo più che da signore. E' il padre che si fa servo del figlio. Questo è il peccato del figlio maggiore: credersi un "giusto" perché sempre fedele e sempre al servizio. Egli è credente: ma non conosce il Padre.
E questo è molto grave: ecco perché il padre lo supplica, più di quanto fece col minore. La sua situazione è più grave: il padre percepisce che questo figlio primogenito forse è sulla via del non ritorno. Di fatto, sia il maggiore che il minore, hanno un rapporto sbagliato verso il Padre: si considerano servi: "Trattami come uno dei tuoi servi" dice il minore. E il grande: "Ecco, sono tanti anni che ti servo". Il padre invece li considera figli. La gioia del padre sta al centro della parabola. Più che osservare il comportamento dei due figli, importa sentire quanto Gesù dice. Al ritorno del figlio, il padre afferma: "... rallegriamoci. Poiché questo mio figlio era morto ed è risuscitato, era perduto ed è stato ritrovato". E ancora: "Bisognava far festa e rallegrarsi perché questo tuo fratello era morto ed è risuscitato, era perduto ed è stato rjtrovato". Tutto il capitolo 15 è un canto di gioia di colui che ha ritrovato quanto aveva perduto. In tutto questo ciò che è centrale è la gioia di aver ritrovato quanto era stato perso: il ritrovamento causa una gioia straripante.
2- MEDITIAMO LA PAROLA DI DIO
L'amore è condannato
inizialmente alla sconfittaLa parabola non dice la ragione per la quale il giovane ha voluto andarsene,. Il padre lo ha lasciato partire. Non è riuscito a comunicargli il suo amore. Nella parabola il padre non dice nulla al figlio minore che decide di allontanarsi:
non lo rimprovera, non gli dice che questa sua partenza farà soffrire il suo cuore di padre. Egli avrebbe potuto impedire al figlio di partire. In questo caso il figlio forse sarebbe rimasto nella casa del padre, ma vi sarebbe rimasto piuttosto come uno schiavo, un servo. Il padre è ridotto all'impotenza perché vuol restare Padre e non padrone, e desidera che il figlio diventi veramente figlio, non servo. Gesù era accusato di sedere a mensa con i peccatori attirandosi l'ira dei farisei. Così facendo Gesù vuole rivelare chi è veramente Dio. Le parabole della misericordia hanno lo scopo di fare capire non chi è il peccatore, ma chi è Dio: un Padre che ama. Questo è il vero peccato: il non conoscere l'amore del Padre, il rifiutare un tale Dio.
Questa è la conversione da operare. Il pensiero di Dio non è quello di fare dei perfetti osservanti con le loro opere, ma dei perfetti per grazia di Dio. Questa è la religione che vuole il Padre: egli non si rallegra della perfezione degli uomini, ma si rallegra per il risultato finale: la salvezza dell'uomo. Il peccato del figlio minore non consiste tanto nell'aver sperperato il denaro, quanto nel non aver conosciuto il cuore del Padre: al ritorno egli vuole "considerarsi servo del Padre". Pensa di aver perduto l'amore del Padre. Ma il Padre è diverso da come il figlio se lo immagina. La veste più bella, l'anello al dito, il vitello grasso... sono segni che gli indicano non che egli è di nuovo suo figlio, bensì che è sempre stato figlio del Padre.
Egli è sempre stato amato, ha sempre avuto un posto nel suo cuore, è sempre stato importante agli occhi del padre. Convertirsi vuoi dire scoprire di avere sempre una grande dignità e valore nella vita, malgrado gli sbagli, le cadute. Il più grande peccato consiste nel pensare che le nostre cadute sono talmente gravi che il Padre non possa perdonarcele: questa è un'offesa diretta all'amore del Padre.
3- QUALE CONVERSIONE PER NOI?
Come il figliol prodigo: Il figliol prodigo, nella casa del padre, ad un certo punto non vede che se stesso: cerca la sua vita a partire da se stesso. Non vede il padre, il suo amore. Vuole ricominciare da sé. Noi non rigettiamo Dio com-pletamente, ma forse vogliamo escluderlo da qualche ambito della nostra vita, che intendiamo riservare a noi. In certe cose vogliamo sbrigarcela da soli. Altrimenti ci sentiremmo mancare l'aria, o la terra sotto i piedi. Ci vogliamo aggrappare a qualche cosa che ci dia sicurezza... E questo perché non sempre riusciamo a cogliere la vita come amore: nati dall'amore di Dio e nati per amare.
Come il figlio maggiore: Il figlio maggiore non amava il fratello perché era peccatore. Ci possiamo chiedere come noi vediamo gli altri. C'è forse tutto un mondo, una categoria di persone dalle quali stiamo lontani, perché vivono in un certo modo, non vengono in chiesa, non rispettano certe leggi o tradizioni. Diciamo che sono lontani: di fatto siamo noi che stiamo lon-tani da loro. Forse noi li abbiamo già condannati. I farisei pensavano di onorare Dio separandosi dai peccatori: non è esattamente quello che Gesù ha fatto e chiede a noi di fare.
Possiamo peccare come questi due tigli ogni volta che non sperimentiamo abbastanza il perdono del Padre, non perché non abbiamo peccato, non perché Dio non ci abbia perdonati, ma perché crediamo che la nostra condizione miserabile di peccatori ci abbia sottratti per sempre all'amore di Dio. Dio oggi ci dice questo: le nostre debolezze, i nostri peccati fanno sì che Egli ci ami ancora di più, più dei giusti, e con più sollecitudine, perché abbiamo estremo bisogno di Dio. Allora saremo capaci di essere per i nostri fratelli ambasciatori di questa misericordia del Padre, noi che per primi l'abbiamo sperimentata, La Parola di Dio oggi ci invita a liberarci dall'obbligo di sentirci "giusti" alla maniera del figlio maggiore.
P. Luigi Alberti, SMA
(Da "La Croce Ottagona", Ottobre 1999)