Alessandra Toncini Cabella

 

Ritratto di Gentiluomo

in armatura con la croce ottagona



Presso la civica galleria di Palazzo Rocca a Chiavari è conservato, tra gli altri, il ritratto di Gentiluomo in armatura con la croce ottagona scelto come emblema della mostra Cavalieri per grazia d’Iddio e per umano ardimento.

Il dipinto proviene dalla quadreria Torriglia, già nell’omonimo palazzo nella stessa città; data l’assenza - allo stato attuale - di testimonianze documentarie o di altra natura, non si conoscono con certezza né l’autore, né la data precisa della commissione ed esecuzione, né l’identità del cavaliere.

La presenza della croce di Malta può indurre ad un accostamento più mirato; nell’arco temporale in questione– l’ultimo quarto del XVI e il primo quarto del XVII secolo – ben tre membri della famiglia Torriglia, da cui le tele provengono, furono cavalieri di Malta: Orazio, Gerolamo, Giovanni Francesco; da un inventario settecentesco si evince inoltre la presenza di ritratti di Orazio e Giovanni Francesco nella quadreria di casa.

Nell’ambito cronologico riferibile stilisticamente alle due opere gli estremi temporali di Orazio Torriglia paiono essere i più calzanti; lo stesso personaggio, inoltre, fu il primo cavaliere in seno alla famiglia: ciò può motivare la presenza, oltre alla tela in questione, anche di un altro suo ritratto con la croce gerosolimitana. Del resto, l’orgoglio melitense doveva anche essere dato dall’importanza della sua posizione all’interno dell’ordine: Orazio fu infatti ricevitore della Sacra Religione Gerosolimitana, una carica che implicava un ruolo di rappresentanza dell’Ordine nei confronti del governo della Repubblica, oltre alla gestione delle pratiche finanziarie melitensi.

Pur avendo arricchito la lettura dell’opera, il restauro recente non ha tuttavia fornito elementi diretti e chiarificanti la paternità artistica con la presenza di eventuali firme, iscrizioni o altro. La pennellata pare discontinua: sintetica in alcune parti più "deboli" come nella mano poggiante sull’elmo, negli occhi (che, "spuliti", paiono recare comunque traccia di precedenti interventi di "restauro"). La conduzione si fa invece più sapiente nell’altra mano da cui traspare il verdaccio a dare profondità in contrasto, "pezzo di bravura", con le trine ad ago del manichetto; anche l’armatura con la croce e le brache impreziosite da ricami suggeriscono un fare pittorico più consapevole dei propri mezzi, con una materia ora stesa a campiture più piatte nel piastrone, ora guizzante nei tocchi della gorgiera, ora più corsiva nelle gallonature.

Proprio la particolare foggia dell’armatura definita con particolare minuzia e gli elementi dell’abbigliamento militare si ricollegano alla moda tardo cinquecentesca di matrice spagnola e rafforzano l’ipotesi cronologica del dipinto.

 

(particolare)

Il tipo d’armatura infatti, definito corsaletto da piede , è composto da corpetto, petto, schiena, copertura del braccio e della spalla e terminante in falde a scarselloni; privo di gorgera e collo, è in uso fra il 1580 e il 1630, forse per combattimenti di tipo navale, ma non da cavallo. Anche la spada, del resto, è da battaglia; l’elmo, invece, è da giostra o da cavallo, con una foggia comunque posteriore e non conforme al resto dell’apparato: potrebbe trattarsi di una "correzione" sette-ottocentesca, come poteva avvenire, per un effetto forse più scenografico, ma certamente non filologico (la borgognotta sarebbe stato l’elmo coevo e adatto).

Da un punto di vista attribuzionistico è stato giustamente rilevato un prototipo veneziano largamente consolidato in ambito internazionale che fa capo alla ritrattistica di Tiziano, con riferimenti alla pittura del Tintoretto: è forse più probabile orientarsi in questa direzione, piuttosto che in quella genovese, già avanzata in passato, nonostante la mano in primo piano possa, se proprio si vuole, evocare un pur vago sapore di matrice fiasellesca.

Del resto, la situazione riguardante la ritrattistica a Genova fra Cinque e Seicento non pare popolata di particolari personalità artistiche di spicco in campo locale (se si esclude l’esempio del Semino).

Un’eccezione è invece costituita, a cavallo dei due secoli, dalla presenza di Sofonisba Anguissola, sposata con un Lomellini, e dalla ritrattistica di Cesare Corte.

E’ ben lecito supporre che il committente si sia rivolto ad un artista "foresto", tenendo anche conto dei possibili contatti extra liguri certamente procurati al Torriglia dalla sua importante carica melitense.

Bibliografia: A. Toncini Cabella, Due ritratti di cavaliere di Malta nella quadreria Torriglia presso Palazzo Rocca a Chiavari, in Riviera di Levante tra Emilia e Toscana: un crocevia per l’Ordine di San Giovanni, Atti del Convegno, Genova-Rapallo-Chiavari 9-12/IX/1999, in corso di stampa.


(Vedi : inaug. mostra Cavalieri per grazia d’Iddio e per umano ardimento - intervento Delegato SMOM)