I GIOVANI AIUTANTI DI LORETO

In ogni associazione, movimento o confraternita il cuore delle attività è certamente rappresentato dai "gruppi giovanili", cioè da quelle forze che, appunto all’interno dei vari sodalizi, rappresentano la spinta verso il futuro e l’orizzonte del sodalizio medesimo.
Tutti noi, che dedichiamo un poco del nostro tempo e dei nostri sforzi all’assistenza dei più bisognosi, siamo intuitivamente ben consci di quanto importanti siano queste giovani forze, e comprendiamo quindi la necessità della loro presenza alle giornate organizzate per i Signori Ammalati ed anche durante i nostri incontri, in quanto esse rappresentano il necessario aiuto mentale e materiale odierno, oltre che la sicurezza del permanere in vita delle stesse attività melitensi e della loro vitalità nel tempo.
Segnatamente all’interno del nostro Ordine, ove come noto esiste da molti anni una solida presenza di giovani (i quali, mi pare, proprio all’interno della Delegazione di Genova e della Liguria hanno trovato fra i primi accoglienza e riconoscimento), vi è una categoria di particolarmente giovanissimi, cioè bambini e ragazzini di età che può variare dai sei/sette ai tredici/quindici anni, i quali hanno da tempo fissato il luogo di loro ritrovo all’annuale pellegrinaggio di Loreto. Qui, dove i Giovani Aiutanti hanno, per così dire, mosso i primi passi, essi prestano una vera e propria collaborazione con l’intera organizzazione del pellegrinaggio per dare un significativo contributo alla buona riuscita dell’importante appuntamento assistenziale e religioso.
I nostri ragazzini, tutti facilmente distinguibili dalla familiare fascia biancorossa oltre che dall’informale ma sportivamente rigoroso maglione blu scuro, sono infatti chiamati, durante i quasi tre giorni passati insieme nei pressi della Santa Casa, a svolgere (non senza qualche ora di svago!) tutte le più diverse attività in modo da apportare efficace assistenza ai partecipanti: così possiamo vederli accompagnare in sorridente chiacchiera i Signori Ammalati al refettorio o all’ingresso dei locali di accoglienza, possiamo sentirli in cucina mentre rumorosamente ma efficacemente la riassettano, oppure li ritroviamo ad effettuare servizi in Basilica durante le funzioni religiose ed anche mentre guidano la processione eucaristica sotto il preoccupato ma fraterno controllo dei loro responsabili.
È
questo un appuntamento diventato ormai, per noi adulti, occasione di esempio e di ascolto di sentimenti più freschi ed intatti, e per loro, Giovani Aiutanti, di presa di coscienza che si può — si deve potere — fare qualcosa per vivere il Verbo Incarnato con chi ha più bisogno non solo di affetti e/o di beni materiali, ma anche di "vedere" vivere Cristo. Le ore trascorse a lavorare insieme con il giovanissimo popolo melitense ci possono aiutare a rafforzarci nella prova che ciascuno di noi, confidando nelle proprie caratteristiche e nei suoi talenti, deve affrontare riconoscendo l’orma provvidenziale di Dio negli inevitabili più difficili tempi dell’esistenza.E', oserei dire, essenziale che i bambini provino presto a dare il loro appoggio alle attività del nostro Ordine, potendo in tal modo saggiare anche la forza che le proprie opere sono in grado facilmente di acquisire attraverso la familiare confraternita.
A partire dall’emozionante, per alcuni entusiastica, esperienza lauretana, i Giovani Aiutanti si muovano dunque all’interno del nostro Ordine per comprenderne i peculiari scopi ed i carismi e per - possibilmente apprezzandoli - farli propri nella loro essenzialità e, quindi, nella loro sincerità. Essi potranno così difenderne e diffonderne tutti e tanti gli aspetti, anche i più complessi e misteriosi oltre che certamente affascinanti e, grazie alla serenità tipica della loro iniziale stagione di vita, all’impegno volenteroso che insieme sanno dare ed al cuore puro e generoso, tutte le nostre attività spirituali e materiali troveranno più semplicemente sicura base e certo avvenire, oltre che nuovi spazi e fecondi strumenti di crescita.
Giovanni Borgna