FRA' IPPOLITO DI CASA MALASPINA
"
La fama che la vostra casa onora

Pius est, Ordinis facta narrare, labor". Parafrasando i Tristia di Ovidio (Il, 324), ecco un breve excursus biografico di Fra' Ippolito Malaspina, Marchese di Fosdinovo, d'antichissima famiglia benemerita dell'Ordine.
Discendenti dai carolingi Bonifazi ed Adalberti ( per dirla con Leibnitz), i Malaspina derivano da uno dei quattro figli di Oberto I Conte di Luni e Marchese di Liguria Orientale cioè da Oberto Obizz:o, Signore di quasi tutte le province dell'Italia settentrionale, professante legge longobarda secondo la nota formula: "Ego Obertus Machio qui professus sum ex natione mea lege vivere Longobardorum".
Molto si è scritto circa il cognomen Malaspina. Il Muratori rifacendosi ad una "Historia dell' origine et successione della illustrissima famiglia 'Malaspina" di Tomaso Porcacchi (1585), individua in Azzino, antenato di Ippolito, l'assassino di Teodoberto Re dei Franchi (526 d.C.) il quale visto su di sé l'omicida, avrebbe gridato:
ma/a spina!". (La stessa leggenda, in distici latini è incisa sul portale di palazzo Malaspina a Godiasco). Altri, basandosi sul racconto di anonimo che dei primi obertenghi aveva scritto: "magis velle rapere quam iuste vivere", ricollegano il nome a presunte qualità morali.
Ai tempi di Alberto lI detto "il Malaspina", pronipote di Oberto Ohizzo, gran parte dei possedimenti famigliari si estende in una vasta zona dei gioghi appenninici tra Genova, Tortona e Piacenza, nelle valli del Trebhia e dello Stattora, ed in Lunigiana ove primeggia il feudo di Fosdinovo. Figlio di Oberto è Obizzone, grande figura di signore feudale, "magnus apud .Ligures", considerato il restauratore del suo casatoro. Dei suoi discendenti, per convenzione familiare formalizzata con atto di divisione del 1221, Corrado "l'Antico" darà origine al ramo dello Spino secco, Ohizzo III ed a quello dello Spino fiorito ed entrambi avranno per motto: mihi medelam a significare, forse, che lo spino può procurar benessere anziché danno. Da questo secondo ramo discese Ippolito.
Nato nel 1540, fu il primo figlio maschio Giuseppe Marchese di Fosdinovo (prossimo parente dei Cvbo Malaspina e di Luigia Doria (figlia dei nobili Tomaso Doria fu Giovanni e Marietta Grillo fu Lorenzo) sorella di Giannettino e nipote del principe Andrea.
Le loro nozze si inquadrarono certo in una politica di alleanze matrimoniali perseguita dal Grande Ammiraglio Doria e dal Marchese Lorenzo, avo del Nostro, ma anche nel tentativo di parte genovese di attrarre famiglie di feudatari imperiali essenziali al controllo delle vie di comunicazione tra La Spezia e la Lombardia. Particolarmente versato nell'arte militare, praticò l'armi corseggiando contro i Turchi nell'assedio di Malta iniziato il 18 maggio 1565. Presente in Genova ancora nel maggio di quell'anno, quando costituì procuratori per ricevere le investiture imperiali di Fosdinovo, il 6 settembre fu tra gli Ufficiali di Garcia de Toledo nel Gran Soccorso all'isola assediata.
Per nulla incline alla cura delle proprie giurisdizioni feudali, nel 1570 Ippolito decise di rinunziare alla primogenitura sul feudo paterno a favore del fratello minore Andrea e, dunque, medio tempore, di sua madre. Spogliatosi delle incombenze politico amministrative, si dedicò interamente all'Ordine del quale già faceva parte. Anche se il suo nome non compare nel Ruolo Generale della Lingua d'Italia, numerose sono le cronache e gli atti che lo provano Confratello. Il Bosio scrive che nel 1560 partecipò all'impresa di Gerbe quale Capitano e Cavaliere ed in atto del 1570 risulta Cavaliere Gerosolimitano professo. In una procura dell'ottobre 1571, in cui Antoniotto della Lengueglia incarica Bernardino Scozia (Senatore di Casale) di esigere alcuni crediti vantati da Ippolito, quest'ultimo è qualificato Commendatore di Monopoli "olim Marchioni Fosdenovì". Sempre in Puglia, tenne la Commenda di Maruggio tra il 1595 ed il 1603. Capitano della galea sensile "San Giovanni" nel 1571,a tal punto si distinse nella difesa delle carovane melitensi da indurre il Gran Priore di Napoli a conferirgli la Gran Croce. Come tradizione di sua famiglia, nella guerra civile genovese del 1575, che vide contrapporsi i "nobili vecchi" ai "nuovi", parteggiò per i primi, segnalandosi quale Capitano di 400 fanti. Tra il dicembre del 1601 ed il ed il gennaio del 1602, ricoprì la carica di Ammiraglio dell'Ordine ufficio per solito riservato alla Lingua d'Italia; anni più tardi, già dimorante a Malta, venne chiamato da Papa Clemente VIII a Capitano generale delle galere pontificie. Ormai avvezzo all'esercizio delle armi, stratega di vaglia, meritò l'annuo stipendio di 3600 scudi d'oro, somma allora esorbitante. In Roma acquistò dal prelato Valerio Orsini un palazzo in piazza Navona, dando lustro alla sua carica per circa un biennio. Il 16 maggio 1605 ottenne dal nuovo Papa Paol V di essere congedato con onore e fece ritorno a Malta. Nel 1608, grazie agli uffici del Malaspina Balivo a Napoli, Caravaggio si accostò breve periodo all'Ordine. (Accolto probabilmente quale Donato dal Gran Maestro Alof de Wignacourt - già ritratto dal grande pittore in una splendida tela oggi esposta al Louvre - nel dicembre dello stesso anno fu poi espulso per motivi formalmente mai chiariti).
Fedele a Carlo V, sinceramente dedito l'Ordine, Ippolito venne, infine, insignito dal Gran Maestro della "Croce d'Oro". "Prode nelle armi, destro negli affari, pratico dei mare, splendido nello spendere, accetto dalle Corti" come lo definì Guglielmotti nella sua Storia della marina pontificia, morì nel 1625, all'età di 85 anni in quell'isola di Malta che tanto strenuamente aveva difeso dagli infedeli. Non smentendo le celeberrime terzine con le quali Dante immortalò il suo Casato nel canto VIII del Purgatorio lasciò gran fama di sé, quella fama che la casa onora / grida i segnori e grida la contrada / si che ne sa chi non vi fu ancora / E io vi giuro, s'io di sopra vada / che vostra gente onrata non si sfregia / del pregio de la borsa e de la spada. Ed invero il "pregio della borsa" il fuggiasco ghibellino sperimentò di persona quando, esule da Firenze, generosamente accolto nei feudi malaspini. A Fosdinovo Dante soggiornò ospite dei Bianchi di Erberia, non esistendo ancora il Castello costruito da Galeotto Malaspina solamente nel 1340. Nell'Archivio notarile di La Spezia ancora si conserva la procura conferita nel 1306 da Franceschino Malaspina all'Alighieri per comporre annosi dissidi con il Vescovo e Conte di Luni: il Poeta, riconoscente, bene espletando mandato ricevuto, ristabilì la pace tra le genti di Lunigiana, genti di quei Malaspina di cui in versi, eternò la gloria.
Stefano A. Grillo