In ricordo di Mons. Carlo Mazzarello

 



Il 3 luglio è deceduto in veneranda età Mons. Carlo Mazzarello, Cappellano Conventuale ad honorem del Sovrano Ordine dal 1958, per quasi mezzo secolo Prevosto di San Giovanni di Prè. Ebbe particolarmente a cuore "lo splendore del culto di Dio " promosse e seguì il ripristino dell'insigne complesso monumentale della Chiesa e della Commenda di Prè.
In reverente ricordo ed a nostra edificazione religiosa pubblichiamo il profilo biografico amorevolmente pronunciato nel corso della Messa esequiale celebrata in San Giovanni di Prè dal "suo curato e collaboratore di sempre" il Cappellano Magistrale Don Andrea Fasciolo, attualmente Cappellano dell' Ospedale Galliera.



Monsignor Carlo Mazzarello, nato a Santo Stefano di Parodi Ligure, ora Costa di Bosio, il 17 luglio 1904, divenuto sacerdote il 25 maggio 1929, era ormai il decano del Presbiterio Diocesano. Chiamato dal Padre, si è spento nel primo pomeriggio di mercoledì 3 luglio 2002, durante il canto della "Salve Regina", ormai prossimo a compiere i 98 anni. Cresciuto in una famiglia contadina, ricca solo di fede, con il papà Giorgio, la mamma Maria Ferretrino, cinque sorelle e due fratelli, conobbe innumerevoli fatiche e povertà che diedero alla sua personalità una impronta di sobrietà e severità che l'accompagnò per tutta la sua vita, ma che non gli impedì di essere generoso e attento agli altri. I parrocchiani di Capreno di Sori, che lasciava nel gennaio del 1950, dopo essere stato con loro durante l'ultimo anno della guerra e nel critico periodo della liberazione, esprimevano la loro gratitudine e il rammarico di non averlo più presso di loro, con queste parole: "Tu sei come un fiume che passa, ora irruente, ora largo sereno e tranquillo: non tiene nulla per sé e dona, intorno al suo passaggio, i molteplici benefici della forza e della vita... Tu dispensi aiuti e consigli. Tu ri fai parte viva di tutte le vicende e di torri i dolori... Tu dai tutto e non tieni nulla per te". Una indovinata sintesi della figura di questo sacerdote che si è dimostrata veritiera anche in seguito. Chi lo ha conosciuto a San Giovanni Evangelista di Prè può arrestare che per sé non renne mai nulla.

Servì la Chiesa genovese, durante il governo pastorale di cinque Arcivescovi: Dalmazio Minoretti che lo ordinò sacerdote, Pietro Boetto, Giuseppe Siri, suo condiscepolo, Giovanni Canestri e l'attuale Dionigi Tettamanzi.

Questo in sintesi il suo "curriculum vitae".

Dal 1929, vicario cooperatore a Bartolomeo di Certosa; dal 1934 vicario cooperatore a San Fruttuoso in piazza Martinez; nel 1938 economo a Castagnola di Fraconalto; dal 1938 vicario cooperatore a San Marco al Molo; dal 1940 vicario cooperatore a San Bernardo di Campomorone; dal 1944 parroco a San Pietro di Capreno, dal 19 febbraio 1950 prevosto a San Giovanni Evangelista di Prè.

Dotato di una vivace intelligenza, durante il corso teologico fu alunno all'Istituto Brignole Sale di Fassolo. Sempre ebbe cura del suo aggiornamento pastorale, anche negli anni della avanzata maturità. Lesse pjù volte tutta la Sacra Scrittura, apponendo ai margini note e sottolineature; così fece per la storia della Chiesa in sei grossi volumi e per i documenti del Concilio Vaticano Secondo. Si appassionò anche alla conoscenza dei principali personaggi dell'Antico Testamento, leggendo su questo argomento una collana di monografie pubblicare dalla Editrice San Paolo.

Quando non fu più in grado di leggere per l'indebolimento sempre maggiore della vista, fino a giungere alla completa cecità, continuò a rimanere aggiornato ascoltando parecchie ore al giorno, i vari programmi di "Radio Maria".

Appassionato nella conoscenza dei Santi, ebbe particolare devozione pe san Giovanni Bosco e la sua "Suor Maria", la santa Maria Mazzarello, della quale era lontano parente, per via della mamma. Desiderava ardentemente il dovuto riconoscimento per il servo di Dio Giuseppe Frassinetti e per don Giuseppe Pestarino, sacerdote di Mornese, che furono i formatori spirituali della Mazzarello e delle giovani che si erano a Lei unite.

Ebbe un colloquio col beato don Luigi Orione che gli fece una predizione, rimasta segreta nel suo cuore sacerdotale, e rapporti col successore don Sterpi. Sovente chiedeva preghiere a Padre Pio da Pietralcina, tramite alcune "Figlie Spirituali", per situazioni e persone che gli stavano particolarmente a cuore, soprattutto, per i bambini della Prima Comunione.

Conservò un devoto e ammirato ricordo di mons. Angelo Granara, mons. Giacomo Moglia e di tanti altri sacerdoti che gli furono superiori e confratelli. Non possiamo dimenticare la sua piena convinzione circa la santità del "suo Papa" il servo di Dio, Pio XII; lo pregava ogni giorno e lo difendeva strenuamente davanti a coloro che ne mettevano in dubbio le eroiche virtù.

Ultimamente si interessò alla figura del servo di Dio Padre Umile; lo pregava e invitava a pregarlo, ottenendo anche grazie straordinarie.

Dal suo condiscepolo e poi Arcivescovo, il Cardinale Siri, raccolse l'invito a curare lo splendore del culto di Dio, e a perseguire il ripristino del Complesso Monumentale della Chiesa e Commenda di San Giovanni di Prè. Grazie all'impegno di don Carlo, la chiesa di San Giovanni è dotata di preziosi vasi sacri, paramenti, alcuni riportati al primitivo splendore, altri completamente nuovi e tutti dì notevole valore. Se oggi è possibile ammirare il complesso monumentale nel suo primitivo splendore architettonico lo si deve in buona parte al suo tenace e coraggioso impegno. Si servì di tutte le sue capacità in collaborazione anche col S.M.O.M. di cui era Cappellano Conventuale ad Honorem, interessò al problema tutte le persone che contavano, bussò ad ogni porta, parlò, scrisse, intervenne - è il caso di dirlo - "opportune et importune", ma sempre con questo ideale vivo nel cuore e nella mente, convinto che il restauro del monumento avrebbe favorito il benessere di tutta la zona circostante. Questo problema diventò la ragione del suo vivere e del suo permanere in San Giovanni. Ne parlava a tutti, anche a chi entrava in chiesa e si fermava con lui, trovandolo in fondo, vicino alla sacrestia, sempre in preghiera col rosario in mano. Non dimenticava di far conoscere sant'Ugo Canefri, Santo dell'Ordine, le sue reliquie, il prodigio dell'acqua, fatta scaturire prodigiosamente dal Santo.

Due anni fa seppe del termine dei restauri; ne gioì, anche se il Signore gli chiese il sacrificio di non poter vedere, essendo ormai spenti i suoi occhi, sacrificio che accettò con serenità.

Il suo temperamento forte e tenace, col passare del tempo si affinò sempre più. Circondato dalle cure e attenzioni amorose delle Suore e di tutto il personale del Convitto Ecclesiastico e dall'affetto delle persone che continuavano a visitarlo, quasi a voler proseguire la direzione spirituale di una volta, ormai manifestava se stesso, sempre, sempre, ringraziando. Ultimamente, passò in rassegna tante persone a lui care, nominandole una ad una. ringraziandole e commovendosi fino alle lacrime.

 

Don Andrea Fasciolo