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E
d io, quando sarà stato innalzato da terra, trarrò a me tutti gli uomini". Ascoltare in Chiesa, ogni venerdì pomeriggio, i rintocchi delle campane che commemorano la morte di Gesù rappresenta già, per la maestosità del loro suono, memoria della Sua Resurrezione."Ma Gesù dopo aver emesso un forte grido rese lo spirito" (Matteo, 7,50). Il centurione e quelli con lui facevano la guardia a Gesù, vedendo terremoto e le cose che accadevano ebbero un grande timore e dissero Costui è davvero il Figlio di Dio!" (Matteo, 27,54).
E questa, la assai sentita rievocazione giornaliera del passaggio dalla morte alla vita vissuta dal nostro confratello di Giustizia conte Filippo Ferretti di Castelferretto, alla cui richiesta di condividere i sentimenti e ispirazione delle odierne brevi righe aderiamo molto volentieri.
La maestosità e la forza spirituale dell'Onnipotente avevano particolarmente sensibilizzato - racconta, tramite la propria giornaliera riflessione, il confratello Filippo - l'ultimo periodo di vita del grande Napoleone, il quale, pensando alla sua globale esperienza di vita, dirà a Sant'Elena:
E' certo che in me c'è il segreto della forza incantatrice capace di trascinare gli uomini; ma non posso darla ad altri, non riuscirei a comunicarla neppure ad uno dei miei generali e non conosco il segreto di eternare nel cuore degli uomini il mio nome ed il mio amore, per far loro compiere dei miracoli senza l'aiuto della materia... . . Quale abisso si apre fra la mia miseria e l'eterno regno di Cristo, che è amato, adorato e predicato in tutto il mondo", lamenta il non più giovane ed esiliato Condottiero.
Ed invero, prosegue il nostro confratello, c'è nel grande Imperatore il sentimento che probabilmente Napoleone stesso ascolta dentro di sé nell'ultimo periodo della sua terrena esistenza - che gli consentirà alla fine di percepire che i valori che lo hanno reso così grande non sono in verità trasmissihili ad alcuno; mentre la consapevolezza che Dio, anche senza il corpo e la mente degli uomini, è sempre presente con una presenza ben più significativa della vita terrena: la vita ultraterrena dell'anima e elio spirito che è Cristo.
E proprio questa presenza peculiare ed ulteriore che costituisce un'indiscutibile differenza, e che non ci farà mai scomparire del tutto anche dopo la nostra morte.
Chi, infatti, anche fra noi che ci troviamo a contatto materiale e spirituale con malati e bisognosi, non porta dentro di sé la continua presenza di persone che hanno segnato la nostra vita con la loro particolare presenza, ovvero che sono state così importanti nel consentirci di assumere decisioni e di fare scelte poi rivelatesi per noi decisive? Quanti fra i nostri vivi ricordi non appartengono a uomini e donne che hanno avuto una forza scatenante che ci ha spinto a cercare di raggiungete traguardi spirituali e di affetti cui non pensavamo, o di cui comunque non ci credevamo capaci?
Chi fra di noi - rivolgendoci in particolare a quelli che hanno la la fortuna ed il piacere di partecipare, all'inizio degli anni '80, alle primissime adunanze del Gruppo Giovani della Delegazione di Genova - non rammenta talvolta quella prepotente forza (forza che solo è testimonianza dell'amore di Cristo per noi e così dall'amore nostro a Cristo) che sprigionava - certo mista alla dura fierezza della sua ortodossia - il non più dimenticato Delegato conte Cesare Cattaneo Mallone, che tale gruppo ha così fortemente voluto ed incessantemente spronato ad andare avanti, nel cercare di trasmettere i rudimenti di quei valori cristiani che ci consentissero di apprezzare, di coltivare e di difendere le tradizioni e gli scopi, anche i più attuali, del nostro Ordine?
Possiamo affermare, dunque, che queste persone, tramite le quali Gesù si rivela con maggiore intensità non muoiono e non moriranno mai : può dirsi, infatti, che Cristo sia morto, oppure "..Egli non vive piuttotuo in eterno? Questa è proprio la morte di Cristo: non la morte di un uomo ma di Dio,.. " (G. Tower, Quello che le biografie di Napoleone non dicono pagg. 284-285). Ed infatti affermiamo, dopo la consacrazione, che Cristo vive in eterno e diciamo "... Annunziamo la Tua morte Signore, e proclamiamo la Tua resurrezione.."..
Così, dunque - è questa l'ultima riflessione che ci offre il nostro confratello Filippo - ogni venerdì che è memoria della Passione e Morte Cristo è anche preludio della Resurrezione: da questa consapevolezza e da questa soprannaturale presenza scaturisce la gioia che prorompe nel trionfante canto "... Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat..".
Giovanni Borgna - Filippo Ferretti di Castelferretto