CORPUS DOMINI AL GASLINI

Omelia di S. Em. Rev.ma il Cardinale Silvano Piovanelli, Arcivescovo Emerito di Firenze, pronunciata nel corso della Liturgia del "Corpus Domini" organizzata all'Istituto Pediatrico Gaslini di Genova giovedì 21 giugno 2001,
dal Cappellano del S.M.O.M. Padre Aldo Campone.

  

 

 

"Carissimi fratelli e sorelle, a cominciare dai piccoli degenti e le loro famiglie, i Padri Cappellani, le Suore, gli Amministratori, i Medici, gli Infermieri e i Dipendenti dell'Istituto, i Volontari e quanti sono presenti per pregare con noi, facendosi prossimo di quanti sono nella sofferenza, l'evangelista Luca introduce la pagina del racconto della moltiplicazione dei pani con una parola che con il Pane che si colloca bene in questo luogo e corrisponde alla nostra situazione: "Gesù prese a parlare alle folle del Regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure". Gesù ha consolato tutti i sofferenti ed ha guarito molti infermi. Particolarmente si è chinato sui piccoli ed un giorno ha preso un bambino e lo ha posto in mezzo ai discepoli, quasi per dire alla Chiesa e all'umanità che i piccoli vanno posti al centro dell' attenzione, che per loro la comunità deve avere ogni cura. E da qui che si misura la civiltà di un popolo e la sua speranza di futuro. Gesù si trovava in una zona deserta, tanto che i Dodici, vedendo declinare il giorno, raccomandarono a Gesù di congedare la folla, perché vada a cercarsi il cibo e l'alloggio.

Noi siamo non in un deserto, ma nella città e non abbiamo preoccupazione di cibo e di alloggio, anzi abbiamo anche assistenza e medicine. Ma da certi punti di vista siamo anche noi in un deserto. Viviamo, cioè, una situazione di disagio, di solitudine, di aridità: nella città, nella parrocchia, nella nostra casa, forse anche nel nostro cuore. E c'è la tentazione di mettersi in giro a cercare, disposti a bussare ad ogni porta. Gesù esclama: "non andate in giro, non affannatevi a cercare qua e là" e dice agli Apostoli, dice alla Chiesa: "dategli voi stessi da mangiare!" E domanda che si mettano a sedere tutt'intorno a gruppi di cinquanta . Anche noi, stasera, non siamo dispersi, ma raccolti insieme e divisi per gruppi: bambini, genitori, medici, infermieri, suore, personale dell'Istituto, volontari, amici. Che cosa fa Gesù? Un gesto luminosamente chiaro prende i cinque pani e i due pesci che i discepoli gli mettono nelle mani e li moltiplica, in sovrabbondanza, per i circa cinquemila uomini. Un gesto reale, ma profondamente simbolico come Gesù stesso spiegherà nella sinagoga di Cafarnao poche ore dopo: "Io sono il pane dell vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti... Chi mangia di questo pane vivrà in eterno". In questa liturgia, l'Apostolo Paolo racconta l'istituzione della santissima Eucaristia e ci mostra così in che modo il Signore Gesù ci nutre con il suo Corpo, col Vino che è il suo Sangue della nuova ed eterna Alleanza.

Al centro della Chiesa, per l'umanità che cerca, per chi desidera salute del como e dell'anima, per chi vuole la vità che non finisce, al centro della Chiesa c'è l'Eucaristia, il mistero più profondo e il più vicino all'uomo. Oggi La Chiesa si raccoglie in fede intòrno all'altare e canta con cuore palpitante e commosso: "Ecco l'Agnello di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo!" . Il popolo di Dio ascolta, adora, ringrazia, ed esprime il proprio entusiasmo con la processione Eucaristica: è il segno della sovrabbondanza,della gioia.

La liturgia proclama:
"Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore con inni e cantici!
Impegna il tuo fervore.
Egli supera ogni lode, non vi è canto che ne sia degno!"

Davvero, ci dice San Tommaso d'Aquino: "Dio è onnipotente, ma non ha potuto dare di più. Dio è infinitamente sapiente, ma non ha saputo dare di più. Dio è ricco senza misura, ma non aveva da dare di più".

 

Pensate a quel che avvenne nel mistero dell'Incarnazione: Di tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito: lo ha dato, per opera dello Spirito Santo, attraverso il grembo purissimo di Maria di Nazareth. Quel che avvenne nel mistero dell'Incarnazione, continua nel mistero eucaristico: Dio ama tanto il mondo da continuare a darci 'il suo Figlio unigenito: ci dà Gesù nel mistero eucaristico, attraverso la Chiesa per opera dello Spirito Santo". Gesù Cristo, che è presente agli uomini in molti modi, è talmente presente nell'Eucaristia, che non per esclusione, ma per antonomasia si dice Presenza "reale"!

Non c'è che da imitare San Tommaso Apostolo nella seconda Domenica di Pasqua: cadere in ginocchio e gridare: "Signor mio e Dio mio!" Il mistero è così grande che ci prende la voglia di fare come Simone sulla barca stracolma di pesci; egli disse: "Signore, allontanati da me, che sono un uomo peccatore". A dir la verità, nell'Eucaristia noi facciamo proprio così. All'inizio ci battiamo il petto riconoscendo di "aver peccato molto in pensieri, parole, opere ed omissioni, per mia colpa, per mia grandissima colpa". E prima di ricevere Gesù nella Comunione esclamiamo: "Signore, non sono degno!"

E Gesù, come disse a Simon Pietro: "non temere, sarai pescatore di uomini", così dice a noi "Non temete! Voi che, riconoscendo i vostri peccati avete mangiato il Pane dell'Eucaristia, date voi stessi agli altri da mangiare il pane dell'amore e del servizio!"

Mons. Giulio Facibeni, un sacerdote fiorentino che ha tanto amato i bambini ed i giovani da fondare per loro una Opera e per loro spendere tutta la vita - un prete per cui è in corso la causa di beatificazione - diceva: "il prete diventa come l'Eucaristia che celebra: un uomo mangiato". Ogni Cristiano è chiamato a diventare come l'Eucaristia che celebra: mangia il Pane che è Cristo per diventare a sua volta per amore di Cristo, pane che si offre e si fa mangiare da chi ha bisogno. Come si illumina e come si approfondisce, nell'Eucaristia, la sofferenza dei bambini - il dolore innocente è quello che si avvicina di più al dolore di Cristo - e la preoccupazione dei genitori, il servizio dei medici, la dedizione degli infermieri, l'assistenza delle Suore e dei Sacerdoti, la compagnia dei volontari, il lavoro dei dipendenti a qualunque livello.

Raccolti intorno all'Eucaristia e partecipi di questo mistero, voi udite le stesse parole dei discepoli dinanzi alla folla nel deserto: "Date voi stessi loro da mangiare! Voi vi nutrite di me. Voi stessi nutrite gli altri col vostro amore!"

È la festa del Corpo del Signore. Contempliamo Maria, nel cui grembo il Corpo di Gesù si è formato per opera dello Spirito; Maria che l'ha nutrito e fatto crescere; che l'ha tenuto sulle ginocchia e l'ha accarezzato, che l'ha amato e l'ha adorato. Essa ci aiuti a porlo al centro della nostra vita personale e comunitaria, tanto da diventare noi stessi prolungamento del suo corpo, segno, in mezzo agli uomini della sua presenza di amore.

Amen.

Cardinale Silvano Piovanelli