Le Beatitudini

dono di Dio

Il termine "beato", "beatitudine" è presente già nell'Antico Testamento. Il primo salmo comincia proprio: "beato l'uomo che confida nel Signore". Che cosa significa "beato"? Direi che significa riconoscere il dono di Dio. La beatitudine è prima di tutto dono di Dio, solo in seconda battuta è frutto dell'impegno dell'uomo. La beatitudine è un dono di Dio che rende giusti. L'essere resi giusti è iniziativa del Signore che, Iiberandoci dal peccato e perdonandoci la colpa, ci fa beati. Tuttavia in seconda battuta questo dono ricevuto diventa un impegno e una responsabilità, diventa la nostra risposta. Il dono di Dio è sempre un seme che viene gettato ma deve esplodere nella fruttificazione, è sempre un lievito che viene mescolato nella farina e la fa lievitare. Questo significa che non c'è nessun momento nella vita spirituale nel quale uno possa dire "di essere arrivato". Questa dinamica, questa attività dello Spirito Santo che non ha sosta, che deve sempre crescere, è la prima beatitudine: "BEATI I POVERI IN SPIRITO PERCHE' DI ESSI E' IL REGNO DEI CIELI". Non si tratta dei "poveri di spirito, ma "secondo lo Spirito Santo". Il povero di Spirito Santo è il mediocre, è il peccatore ed è veramente povero nel senso più negativo del termine. Beati sono coloro che sentono di non essere mai arrivati, convinti che, senza l'aiuto di Dio non siamo niente e che il suo amore è l'unica ragione della nostra esistenza, l'unica verità che ci fa progredire nella vita spirituale.

La seconda beatitudine proclamata dal Signore Gesù nel vangelo è quella degli afflitti: "BEATI GLI AFFLITTI PERCHE' SARANNO CONSOLATI". Nella tradizione biblica afflitto è soprattutto colui che soffre perché non vede realizzarsi il progetto di Dio nel mondo. "Beati coloro che sono preoccupati perché l'amore di Dio non è corrisposto, per lo meno adeguatamente, nella storia degli uomini". Essere preoccupati delle cose di Dio significa essere interiormente sensibili all'avvento del Regno, significa soffrire perché il Regno trova continui ostacoli nella sua realizzazione. Gli afflitti saranno consolati nel Regno dei cieli, essendo la perfezione non di questa terra. Tuttavia anche se il compimento del disegno dell'amore di Dio è oltre il tempo e lo spazio terreno, abbiamo la responsabilità di vivere e di operare affinché ovunque il Regno si realizzi anche sulla terra. La terza beatitudine è quella dei miti: "BEATI I MITI PERCHE' EREDITERANNO LA TERRA". Nel nostro discorso la mitezza va intesa esclusivamente come una virtù che va continuamente conquistata, indipendentemente dalle disposizioni naturali della persona. Mite è colui che ha coscienza del proprio limite, lo sa accettare e sa pure accettare il prossimo, senza

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pretendere che sia perfetto. La mitezza è dunque realistica accettazione del proprio limite e di quello altrui, insieme al riconoscimento del dono che è nell'altro. Accanto alla mitezza c'è la pazienza cioè la capacità di sopportare, cioè di portare il peso. Il mite, il paziente già possiedono la terra in quanto attingono già ora al bene inalterabile della serenità e della pace interiore.

La quarta e l'ottava beatitudine risultano consequenziali. "BEATI GLI AFFAMATI E ASSETATI DI GIUSTIZIA PERCHE' SARANNO SAZIATI". "BEATI I PERSEGUITATI A CAUSA DELLA GIUSTIZIA PERCHE' DI ESSI E' IL REGNO DEI CIELI". Secondo la Scrittura il valore del termine giustizia può essere interpretato come giustificazione" ossia fare giusto o essere reso giusto". Dio rende giusto l'uomo attraverso il perdono e la riconciliazione del peccato, riconcilia e accoglie come figli. La nostra beatitudine è sentire sempre e in maniera crescente la fame e la sete dell'amore di Dio. Ed ancora, Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi non è il regno di questo mondo, ma è il Regno dei cieli. Questi martiri, insaziati nella loro fame e nella loro sete di giustizia, sono saziati nel Regno dei cieli, così come gli operatori di pace (settima beatitudine) che saranno chiamati figli di Dio. La quinta "BEATI I MISERICORDIOSI PERCHE' OTTERRANNO MISERICORDIA". La misericordia, cioè il dare il proprio cuore a chi è nel bisogno, è esercitata in primo luogo da Dio stesso. E' Lui la fonte della misericordia. Insegnare agli ignoranti o consigliare i dubbiosi dando certezze solide, stabili, vere rappresentano opere di misericordia, così come "sopportare pazientemente le persone moleste". La sesta" BEATI I PURI DI CUORE PERCHE' VEDRANNO DIO". La purezza del cuore non significa rinunciare ad amare, come qualcuno intende; significa, sì, nei caso per esempio dei consacrati, rinunciare ad amare in maniera esclusiva come avviene nel matrimonio, ma per amare in maniera totale, senza limiti. Questa è la grandezza e la potenzialità enorme ed esaltante dei puri di cuore. I puri di cuore sono beati perché hanno la capacità di avere lo sguardo di Dio, di cogliere la bontà, la verità e la bellezza nelle diverse realtà che, giorno dopo giorno si è chiamati a vivere nella concretezza delle situazioni. Non bisogna quindi avere paura delle diversità, ma leggersi negli occhi la ricchezza che ne deriva.

Sintesi tratta da alcune riflessioni di
Monsignor Fra' Giovanni Scarabelli

(Da "La Croce Ottagona", Ottobre 1999)