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Parecchi anni fa ormai ho avuto la fortuna di incontrare amici che mi hanno raccontato in che cosa consiste l'esperienza di un pellegrinaggio religioso. Un giorno, vedendoli partire, mi sono scoperta a pensare "Peccato non andare con loro!", e quel giorno mi sono anche detta che alla successiva occasione non sarei proprio voluta mancare.
Sono quasi dieci anni che ogni volta che a Genova si ferma il treno targato SMOM con destinazione Lourdes ci salgo anch'io. Ormai non mi sembrerebbe concepibile che possa partire senza di me.
Questa esperienza si rinnova di volta in volta in modo straordinario e quasi magico e spero di riuscire a rendere anche vagamente l’idea di cosa significhi per me e per molte delle persone che vi partecipano. |

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E tutto questo sebbene i riti che ne scandiscono Io svolgimento siano all’apparenza alquanto ripetitivi. Il merito di ciò è tutto dei suoi protagonisti ed in particolare dei Malati. Essi sono veramente il motore di tutta la macchina, la loro capacità di trasmettere sensaziom cosi uniche ne è il carburante inesauribile.E il segreto è semplice: entrare in sintonia con i Malati, pensare con la loro testa,adattarsi ai loro ritmi, alle loro esigenze.
Tutto ciò aiuta a comprendere a pieno in che cosa consista l'esperienza di accompagnare queste persone meno fortunate di noi in un'avventura che per loro costituisce un occasione di svago e di incontro attesa per un anno intero. Solo immedesimandosi in loro si può cogliere la profonda essenza di questa splendida opportunità di convivenza. In quei giorni si convive pienamente con loro, ci si danno appuntamenti, cosa per molti di loro insolita, magari semplicemente per augurarsi la buona notte e rimboccare loro le coperte. E guai se non ci si presenta puntuali! Loro ci attendono sempre!
In occasione dei primi approcci con alcuni Malati può capitare di essere spaventati dall'idea di non saper trattare con loro, di fare o dire qualcosa di sbagliato o inopportuno. Fin dalle prime volte la cosa migliore è seguire il proprio istinto e trattare loro così come si tratterebbero i nostri amici di sempre, con rispetto sì, ma anche con naturalezza ed allegria, non trascurando che con molti di loro si possono avere rapporti intellettualmente molto stimolanti e profondi. E lo stesso principio deve valere sempre, anche quando l'esperienza di parecchi anni potrebbe farci sentire spavaldi.
E' così che quando ho avuto l'onore di essere incaricata di svolgere il compito di caposala ho pensato che non dovevo cambiare proprio nulla di quello che ritenevo essere il buon rapporto che da
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subito ero riuscita a stabilire con i Malati. Se c'è una differenza fra il servizio di sala e l'attività di caposala, ho sempre ritenuto che questa sia in gran parte riconducibile all'elemento di tipo organizzativo. Non deve mutare il rispetto che bisogna sempre e comunque avere nei confronti sia dei Malati che delle altre sorelle o barellieri che collaborano con noi. Non deve mutare lo spirito di assistenza e servizio che ci anima.
Non deve essere sacrificato a questioni meramente organizzative il tempo da dedicare ai Malati.
La caposala è sicuramente una figura importante nell'ambito dell'apparato organizzativo e necessaria per far funzionare la complessità di un pellegrinaggio. Però la caposala è anche una importante figura di riferimento per sorelle e barelieri più inesperti che meritano di veder appagata la loro voglia di imparare grazie a qualcuno che mostri entusiasmo in ciò che fa e che solo con l'esempio e la pratica può trasferire gli insegnamenti più efficaci.
Io ho avuto la fortuna nel passato di trovarmi affiancata a caposala di grande disponibilità oltre che bravura e grazie a loro ritengo di aver imparato quale sia il vero spirito che deve animare ciascuna. Sono ancora oggi il mio modello. Se i Malati non si accorgono di chi sia la caposala, cioè di chi sia "il comandante in capo delle truppe in servizio", credo che si possa veramente dire di aver centrato l'obiettivo nei confronti dei Malati nostri ospiti. Tutti infatti, nessuno escluso, devono dedicarsi per quanto possono(e naturalmente vogliono) a servire i Malati e a fare in modo che il loro soggiorno sia il più vicino possibile ad un'esperienza positiva, divertente, ma anche e soprattutto intensa e ricca di spiritualità religiosa.
Non dimentichiamo infatti che per molti di loro un pellegrinaggio e un occasione di svago rispetto al loro abituale ambiente e rappresenta una preziosa possibilità di scacciare la solitudine di cui spesso soffrono.
Quante sensazioni indimenticabili si possono vivere trascorrendo alcune giornate al loro fianco!
Poter vivere questa esperienza è una fortuna che si rinnova ogni anno e di cui io sono felice di non poter più fare a meno.
Helen Keller |