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VESCOVO EMERITO DI CHIAVARI CAPPELLANO GR. CR. CONVENTUALE AD HONOREM DELL'ORDINE DI MALTA OMELIA IN OCCASIONE DELLA INVESTITURA DI NUOVI MEMBRI DELL'ORDINE DI MALTA S abato 29 Gennaio 2000A tutti voi qui presenti per celebrare il memoriale della morte e resurrezione del Signore rivolgo un fraterno saluto, anticipo di quell'abbraccio di pace che ci daremo prima di accostarci alla Comunione Eucaristica, qualificandoci così partecipi della carità di Cristo.I n particolare saluto Sua Eccellenza Fra' Roggero Caccia Dominioni nostro Priore, il Cavaliere d'Obbedienza Giovanni della Croce di Dojola Delegato dell'Ordine per la Liguria, tutti gli antichi e nuovi appartenenti al glorioso Ordine di Malta. E' per me motivo di particolare gioia poter dare, concelebrando coi confratelli nel ministero sacerdotale, una più evidente e marcata connotazione ecclesiale alla cerimonia della investitura dei nuovi membri dell'Ordine.T utto nella Chiesa parte e si nobilita nella Eucarestia, poiché di questa la Chiesa vive, come afferma il Concilio Vaticano secondo. Pertanto tutto ciò che viene toccato dalla Eucarestia, persone o avvenimenti, diviene sacro; viene tolto dalla sua pura dimensione umana e cosmica per entrare nel grandioso e ininterrotto colloquio di Cristo col Padre, mediante il quale Egli dà il definitivo significato e ricapitola in sé tutte le cose. |
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iflettere sul significato e sul valore della appartenenza all'Ordine di Malta, che dalla Cristianità è nato e che nella Cristianità vive da secoli, portandovi una inconfondibile nota di fede e di carità, non è né ozioso né fuori luogo. Anzi, è doveroso, per non ridurre l'ingresso dei nuovi membri ad una cerimonia dalla identica valenza delle investiture civili. Il non tornare alle origini snatura e deforma ogni istituzione, anche la più sacra come laChiesa; l'effetto immediato sarebbe una progressiva secolarizzazione dell'Ordine che verrebbe a confondersi tra i tanti ordini cavallereschi esistenti, perdendo la sua linfa alimentatrice.L
a liturgia della Parola di questa domenica, quarta del tempo liturgico ordinario, ci viene in aiuto, prospettandoci la suggestiva figura e missione del profeta, essenziale per lo sviluppo della religione rivelata.O
ggi, è profeta, nella società del consumo e dell'istante egoisticamente goduto e spremuto, il cristiano che, radicato nella sacra tradizione del passato, non si adagia sulla moda dei tempi. Mai come oggi la società traduce integralmente il "carpe diem " del poeta latino; e mai come oggi siamo chiamati ad una testimonianza convinta e, direi, fiera della nostra fede. Diceva Paolo: "non enim erubesco evangelium" (Rom.)N
on arrossisco del vangelo, che è potenza di Dio per chiunque crede ". Gesù infatti ha connotato, fin dalle origini, i suoi discepoli come sale della terra e luce del mondo, come città posta su un monte, come lucerna posta sul candelabro. Ma la tentazione di porre la lucerna sotto il moggio, cioè di velare la propria fede, simulando un' adesione, anche se non convinta, alla ideologie del momento, è sempre forte. L'autorevole voce del Cardinale Presidente della C.E.I., nella sua prolusione al convegno del Consiglio permanente, addita il pericolo di una insensibile "omologazione e appiattimento su desideri e metri di giudizio mondani che, fin dall' inizio, costituiscono per il discepoli del Crocifisso una permanente tentazione".L
' apostolo Paolo, facendo eco al suo grande Maestro, esortava i primi cristiani affinché fossero "in mezzo ad una generazione perversa e degenere, astri nel mondo, contenendo in sé la Parola di vita" (Filipp.2,l5)T
utti noi pertanto, toccati dal battesimo, siamo per struttura e vocazione testimoni e profeti, col sacro dovere di non annacquare né la fede né le opere.L
' appartenenza all'Ordine di Malta comporta già di per sé, una nota di onore e distinzione. L'Ordine di Malta, unico a condividere questa singolare caratteristica giuridica colla Santa Sede, è riconosciuto nell'ordinamento internazionale come soggetto di diritto, abilitato ad intrattenere regolari relazioni diplomatiche cogli Stati. Lo Stato Italiano, a sua volta, riconosce, senza ulteriori formalità, i titoli di appartenenza all'Ordine.M
a proprio questo suo smalto esteriore, che fa parte della eredità che i fondatori ci trasmisero anteponendo la fede alla vita stessa, potrebbe affievolire, con un processo di strisciante secolarizzazione, la vigoria dell'Ordine stesso, qualora venisse ricercato, dagli aspiranti all'Ordine, quale mezzo e titolo per una esaltazione personale.S
i può ben comprendere come non manchino vocazioni a fregiarsi delle sue, ambite e prestigiose insegne.L
a stessa parola -Ordo-, mutuata dall'ordinamento giuridico romano, nella Chiesa implica un preciso connotato di appartenenza ad una comunità che si assume un particolare compito legato alla missione della Chiesa stessa.I
Sacri ministri costituiscono un -Ordo-; le varie categorie di santi, nella liturgia, vengono distribuite in vari -Ordo- l'Ordine dei Pontefici, l'Ordine dei martiri, l'Ordine delle vergini, l'ordine dei religiosi.L
e più antiche comunità religiose, tuttora fiorenti, vengono denominate Ordini: l'Ordine dei Benedettini, l'Ordine dei Francescani, l'Ordine dei Domenicani, l'Ordine dei Gesuiti.A
nche l'Ordine di Malta ha, come è ben noto, caratteristiche squisitamente religiose. Al vertice della sua struttura gerarchica infatti, a partire dal Gran Maestro , noi abbiamo dei superiori che emettono i voti di consacrazione. L'abito riservato ai riti religiosi è in evidente somiglianza coll'abito benedettino. Ed infine, l'Ordine mantiene stretti rapporti colla Santa Sede, anche mediante una sua stabile Rappresentanza diplomatica.C
hi pertanto vuol rendersi degno della sua appartenenza all'Ordine comprenda che si assume un impegno che va molto al di là d'una piena onorabilità acquisita nel mondo delle professioni o dell'arte. Egli è debitore alla Chiesa d'un mandato di onore verso il sacro e di devozione verso i poveri e gli ultimi. Ad ognuno di noi è affidato il programma tanto ben espresso, nella sua concisione latina, dal noto motto: - Tuitio fidei, obsequium pauperum -.L
e radici dell'Ordine affondano in questo -humus- altamente cristiano: la difesa della fede nei secoli in cui il cuore della cristianità, la Palestina, minacciava di divenire terra straniera e proibita al cristiano. Ma se la spada diveniva l'estrema difesa in quei secoli di violenza, la costante assistenza verso il pellegrino e il bisognoso di protezione esprimeva l'aderenza al primo precetto di Cristo, che si identifica nel povero e nell' umiliato: ciò che avete fatto al minimo dei miei fratelli l'avete fatto a me.M
a non ci sfugga quale tratto e quale nobiltà di sentimenti ci viene imposto nei confronti dei poveri. Il motto non ci parla di 'protectio pauperum' , di 'auxilium pauperum': adotta il termine 'obsequium'. Il che implica che i poveri vanno serviti come fossero nostri superiori da venerare, come destinatari di un ossequio di mente e di cuore, prima che di opere.S
an Vincenzo de' Paoli diceva alle Suore, da lui fondate "i poveri sono i nostri signori".U
na fede professata senza reticenze, e non praticata in una nebulosa confusione di idee, una costante attenzione a chi ha bisogno di noi segnano dunque la vera appartenenza all'Ordine. Senza questo dato interiore, l'onore esteriore si ritorcerebbe contro di noi, perché privo di sostanza. Onore a voi, nuovi appartenenti all'Ordine: con l'augurio che la fedeltà ai vostri impegni vi collochi in quella aristocrazia dello spirito che Cristo ha inaugurato, e nella quale l'unico titolo di grandezza è l'ascoltare la Parola di Dio e il metterla in pratica.V
i protegga San Giovanni Battista che affermò la fedeltà alla sua missione col martirio, vittima della dispotica sensualità del Tetrarca di Galilea. Vi assistano i santi che l'Ordine ha espresso nel suo secolare cammino, ed in particolare sant' Ugo, cappellano della Commenda genovese, maestro di carità, nobile a causa di quella virtù che, facendoci aderire a Dio, ci permette di formare un solo spirito con Lui.