A LOURDES

COME SERVI DEI SIGNORI AMMALATI

 

 

 

Non è facile, rientrati alle proprie case, descrivere l'esperienza che abbiamo vissuto tutti insieme nei giorni del pellegrinaggio SMOM a Lourdes; ancor meno facile potere tradurre emozioni cosi forti in parole, ammesso che vi siano le parole per spiegare come di anno in anno un'esperienza sempre uguale nei gesti sia in realtà sempre diversa nei sentimenti. In queste poche righe desidero semplicemente rievocare e rivivere con Voi le emozioni di una settimana dedicata completamente al prossimo ma che sicuramente rappresenta anche per noi l'occasione per ringraziare la Vergine di tutto quello che nel corso dell'anno ci ha saputo regalare o della forza che ha saputo infonderci per superare momenti difficili.

L'esperienza di Lourdes può essere riassunta nelle parole di Padre Aldo Campone che in una omelia ha detto: "ci siamo raccolti attorno alla Vergine perché abbiamo in Maria la speranza di essere benedetti, di essere esauditi, di essere consolati, di essere stimolati a diventare più buoni, di essere liberati dal peccato, di vedere crescere in noi l'efficacia della grazia e l'amore di Dio".

Non è facile descrivere quel miracolo che di anno in anno si rinnova e ci fa sentire molto più vicini. Vicini agli ammalati per condividere con loro le fatiche del viaggio, la gioia di raccoglierci ai piedi della Madonna, il disagio del distacco rientrati a Genova. Non è facile potere esternare quel messaggio di Speranza, Amore e Fede che parte dalla Grotta e che, in forme, modi, contenuti ed espressioni diverse giunge al cuore di ognuno di noi.

Sicuramente la commozione nel vedere tale e tanta sofferenza raccolta ai piedi della Madre Celeste non ci lascia indifferenti ma non ci lasciano indifferenti neppure l'Amore e la Fede con cui tanti Membri dell'Ordine, Dame, Sorelle e Barellieri affrontano i giorni del pellegrinaggio al fianco dei più deboli. Di fronte alla sofferenza, al disagio fisico ed alla serenità con cui quelli che chiamiamo ammalati ci vengono incontro mi domando se siamo noi ad accompagnare loro a Lourdes o sono loro che accompagnano noi in un viaggio fatto di Speranza ma soprattutto di Fede. Una fede che si manifesta in un abbandono totale nelle mani materne di Maria.

Lourdes visto dall'esterno è un concentrato di disgrazie, disperazione e miserie. Le storie di ordinaria emarginazione non si contano. In un mondo il cui unico mito è l"efficientismo" a tutti i costi, in cui tutto si muove sempre più velocemente e dove chi si ferma o rallenta è travolto da altri che sopraggiungono ancor più agguerriti, la malattia è vista come un peso da rimuovere, oltre che dal fisico, dalla mente. Visto con i nostri occhi Lourdes è un luogo di pace, serenità e amore: un luogo che ci fa meditare sul senso della nostra vita e ci porta a ringraziare per tutto quello che il Signore ha saputo donare, e continua a donare, ad ognuno di noi. Di fronte alla grande compostezza e serenità con la quale gli ammalati accettano la sofferenza alla quale sono stati chiamati viene da chiedersi se i veri ammalati non siamo noi, che talvolta facciamo di un piccolo problema un dramma e che spesso, nonostante il dono della salute, non sappiamo apprezzare sino in fondo la gioia di vivere.

La salute è un dono di Dio, lottare contro le infermità è sacrosanto, ma a Lourdes si sperimenta come il dolore, illuminato dalla fede, di-venti fonte di speranza. Speranza non solo e non tanto di guarire ma di vivere circondati dalla comprensione e dall'affetto. Penso che ogni sorella ed ogni barelliere vada a Lourdes per offrire amore a chi vive nella tribolazione, per non passare oltre di fronte a chi è provato dalla malattia. Il pellegrinaggio è occasione per fermarsi, chinarsi sulla infermità e condividerla generosamente, alleviandone i pesi e le difficoltà.

A Lourdes la dimensione razionale cede il passo a quella spirituale ed i sentimenti prevalgono sulla ragione. In quei giorni si vive veramente in un altro mondo, fatto di carità e fraternità. Certo, quello che facciamo per i nostri ammalati è una goccia in un mare di bisogno, di solitudine e di indigenza: cinque giorni di pellegrinaggio sono nulla di fronte ad un anno trascorso nel letto di un ospedale o tra le mura di un ricovero. Questa è la vera tristezza quando alla fine del viaggio di ritorno si saluta chi ha passato accanto a noi cinque giorni indimenticabili. Penso che non sia facile, nonostante la fede, accettare l'idea del valore salvifico della sofferenza e dare alla sofferenza una spiegazione plausibile.

Mi rimetto allora alle parole adoperate dal Santo Padre nell'omelia pronunciata l' 11 febbraio del 2000 in occasione del Giubileo degli Ammalati e degli operatori sanitari: "è importante sapere leggere il disegno di Dio quando la sofferenza bussa alla nostra porta. La chiave di tale lettura è costituita dalla Croce di Cristo. Il Verbo incarnato si è fatto incontro alla nostra debolezza assumendola su di sé nel mistero della Croce. Da allora ogni sofferenza ha acquistato una possibilità di senso, che la rende singolarmente preziosa. Da duemila anni, dal giorno della Passione, la Croce brilla come somma manifestazione dell'amore che Iddio ha per noi. Chi sa accoglierla nella sua vita sperimenta come il dolore, illuminato dalla fede diventi fonte di speranza e di salvezza. (...). Nella Grotta di Massabielle la Madonna affidò a Santa Bernardetta un messaggio che porta al cuore del Vangelo: alla conversione e alla penitenza, alla preghiera ed al fiducioso abbandono nelle mani di Dio. Con Maria, la Vergine della Visitazione, eleviamo anche noi al Signore il "Magnificat", che è il canto della speranza di tutti i poveri, i malati, i sofferenti del mondo, i quali esultano di gioia perché sanno che Dio è accanto a loro come Salvatore".

Il pellegrinaggio è occasione per stare insieme agli ammalati ma č anche il momento per incontrare amici che nel corso dell'anno non si vedono o si vedono di fretta. Questa è un'altra dimensione del pellegrinaggio, quella più terrena ma non per questo meno vera e sentita. Lourdes rappresenta un momento di aggregazione importante per l'Ordine: è qui infatti che si condividono insieme a confratelli di altre Delegazioni la gioia e l'onore di appartenere ad un Ordine che vanta nove secoli di storia. L'amicizia penso che sia un elemento determinante nella buona riuscita del pellegrinaggio: essa consente non solo un migliore rapporto tra noi ma anche tra noi e gli ammalati; lavorare con un clima sereno distende gli animi e rende la fatica più leggera.

Dopo queste brevi e semplici riflessioni mi congedo augurando a tutti buon lavoro al servizio di Dio, della Chiesa e dell'Ordine, con l'auspicio che i giorni trascorsi a Lourdes a servizio del prossimo possano rnoltiplicarsi nella nostra vita.

Alessandro Barca